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Ludovica Scarpa: chi è?

"Ognuno di noi può smettere di creare un mondo in cui non vuole più vivere, a partire da se stesso e da ciò che lo circonda".
Ok, la frase è una provocazione: non è sempre proprio così. Ma le idee hanno tanto più valore quanto più sono DIVERSE da come le cose già stanno, per illuminare la direzione in cui ci muoviamo per cambiarle - altrimenti a che cosa ci servirebbero?

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  • Consiglio un libro, per prepararsi al cambiamento:

    Pubblicato il giorno 24 gennaio 2012 alle 20:31


    http://www.alivraria.de/shop/article_Socio14/Come-si-esce-dalla-società-dei-consumi.-Corsi-e-percorsi-della-decrescita.html?shop_param=cid%3D1&aid=Socio14&#.TxWNAEWJ8ak.facebook
    Uscire dala logica della "crescita", uscire anzi dalla metafora stessa: quel che cresce muore, mentre quel che "circola", "fluisce", "scorre" porta forse vento e acqua e sollievo a tutti, al suo passaggio.
    Se ci accorgiamo che siamo noi a dare valutazioni, perfino la "crisi" assume un altro significato, se lo cambiamo: occasione di scegliere altre vie, altre metafore, altre parole. E quindi altri comportamenti, meno difensivi, più solidali.
  • Il barbaro dentro di noi

    Pubblicato il giorno 15 novembre 2011 alle 19:53

    Leggo la raccapricciante piccola notizia seguente, sul Gazzettino di Venezia di sabato 12 novembre: un anziano inciampa e cade sui gradini del ponte davanti all'ingresso dell'Ospedale San Giovanni e Paolo, a Venezia. Persone accorrono, è svenuto e perde sangue; alcuni corrono ad avvertire il portiere all'ingresso, pochi metri più in là, chiedendo che qualcuno venga a prenderlo. Il portinaio dice: "non si può portarlo dentro così, bisogna chiamare il 118", e non si muove. Altri corrono pochi metri più in là, dove sono posteggiate le lance (i motoscafi) di emergenza del 118: e anche qui ci si sente dire: non possiamo muovere la lancia se non ci avvisa la centrale operativa di Mestre, chiami il 118!

    Le persone quindi chiamano il 118, e in effetti, dopo una decina di minuti, la lancia - ricevuta la notizia dalla centrale - si sposta di circa 10 metri per portare l'anziano in ospedale. Un minuto al metro!
    Non mi fa ridere.
    Significa che siamo barbari, e che non abbiamo imparato nulla dalle disumane giustificazioni naziste ai processi: "faccio quello che mi ordinano, esiste una legge e un regolamento, non posso prendermi responsabilità da essere umano"?
    Questa non è omissione di soccorso? Quando mai il rispetto delle regole vale di più del bisogno degli umani?
    Pensare che noi umani stiamo diventando così mi impaurisce; e per una volta non vedo risorse all'orizzonte, se non la speranza che le persone che si comportano così vengano curate: lavorano davanti all'Ospedale.
    E invece sì, ecco la risorsa: se una simile notizia finisce sul giornale, vuol dire che si tratta di eccezioni, di persone che non stano bene, che han bisogno di aiuto, e non sono certo la normalità quotidiana.
    Noi cosa avremmo fatto al posto del portinaio dell'Ospedale e degli infermieri che non hanno spostato il motoscafo per aiutare il vecchietto (e lo vedevano!!!) finchè non è arrivato l'ordine da Mestre? Ci sono casi analoghi in cui possiamo rispettare i bisogni, più dei regolamenti?

  • E' uscita l'edizione in spagnolo de La capra canta

    Pubblicato il giorno 19 ottobre 2011 alle 20:16

    http://www.herdereditorial.com/section/4772/

    La obra que el lector tiene en sus manos propone una receta práctica que intenta reflotar la dimensión cognitiva de nuestras emociones. Libertad y racionalidad se reconstruyen a través de un diálogo en el que se renuncia a cualquier pretensión de seguridad o certeza definitiva, ya que nuestra vida, en el fondo, no es más que un continuo experimento social. Cada día reflexionamos sobre lo que acontece, definimos su significado y nos comportamos en consecuencia. El objetivo es vivir mejor, con nosotros mismos y con los demás.

    A través de cincuenta y dos casos de antropología de lo cotidiano, Ludovica Scarpa nos conduce al descubrimiento de una mirada atenta, imparcial y etnográfica que nos permitirá guiar nuestras elecciones y resolver conflictos y bloqueos, suministrando una renovada confianza en nuestras capacidades y en la posibilidad de instaurar un diálogo constructivo con los demás.

  • Quanto costa?

    Pubblicato il giorno 17 giugno 2011 alle 22:22

    Ho sempre avuto la mania delle lingue straniere, non tanto per parlarle, quanto per pensare con tante costruzioni diverse: la mia raccolta di figurine mentali, colorati concetti, si moltiplicano.
    Ad esempio, il greco moderno. Mi piace il suono, e mi ricordo abbastanza di quello antico, studiato al liceo, perché mi sia familiare; e poi c'è la storia della progenie degli Scarpa, naufraghi dall'isola di (S)kàrpatos,dove prima o poi tornerò...
    Insomma, per farla breve, ho scoperto che in greco odierno la frase "quanto costa?", cosí banale e quotidiana nel nostro oggi commerciale e consumista si dice cosí: "pòsso stikhìsi?" (sulla mia tastiera non trovo le lettere greche, scrivo come si pronuncia).
    Chiaro no? Chiedere quanto costa significa chiedersi: "posso fare/prendere questa cosa?" Sono in grado di fare questa scelta e di pagarne le conseguenze, pratiche, morali, psicologiche, sociali, economiche? La legge del karma, insomma: causa ed effetto legati nei miei pensieri e nelle mie azioni. Il che vuol semplicemmente dire che se porto in giro un mio stato mentale torvo e giudicante, non occorre che mi meravigli se la mia vita è poi piena di conflitti. Che non mi piaceranno, e se tenderó a dar la colpa ad altri, invece di osservare il mio stato mentale, il circolo vizioso
    continuerà.
    Saggie e pratiche, insomma, le lingue, a pensarle lentamente e a mischiarle fra di loro.
  • La scelta di non perdere le speranze

    Pubblicato il giorno 24 aprile 2011 alle 9:57

    Ho meditato, questa notte, sul mio dolore di fronte all'intolleranza verso il diverso di alcuni miei studenti. Sulla mia difficoltà ad accettare questo tipo di "altro". Che mi ha dato l'occasione, evidentemente, di sentire il mio limite all'accettazione: tollerare l'intolleranza?
    E ho individuato un esercizio che la prossima settimana farò con loro: per essere in grado di superare l'automatismo di assegnare attribuzioni svalutanti agli altri, e di credere pure che siano qualcosa di piú che etichette che distribuiamo al mondo quando ci mette in difficoltà, possiamo allenarci a "girare" il fuoco dell'attenzione, dall'esterno all'interno: come mi sento, io, dentro, quando sento il bisogno di fare questa mossa difensiva di svalutare gli altri? Certo, farlo, poi, nella vita reale, è una scelta, e non sempre facile.
    Mi ero appena rincuorata nel pensare a questo esercizio esperienziale che faremo insieme, quando oggi leggo che nel nostro paese esistono politici che credono che la legge possa avere un valore normativo nei riguardi delle emozioni e delle scelte affettive - mi riferisco alle critiche di un politico alla pubblicità Ikea che non fa differenza tra famiglie eterosessuali e non.
    Da un punto di vista antropologico il nostro paese pare si stia staccando dalla cultura occidentale contemporanea, quella in cui si è consapevoli di come siano le famose "tre T": technology, talent, tolerance a fare la ricchezza e la creatività delle città: le città in cui regnano questi fondamentali ingredienti sono quelle in cui si ha la maggiore concentrazione di creativi, di persone che usano la testa e la fantasia per risolvere i problemi dell'umanità e anche i loro. Accorgendosi delle risorse e senza bisogno di doverizzazioni per comportarsi in modo solidale. A Berlino alcuni amici creativi mi chiedono in effetti, stupefatti, come mai ci siano italiani che fanno addirittura dimostrazioni contro la legalizzazione delle unioni fra persone dello stesso sesso: che cosa gliene importa delle tendenze degli altri, se non li toccano, né danneggiano nessuno? E non è facile da comprendere nemmeno per me.
    La tendenza sociologico-antropologica, sarebbe quella di coniare qualche attribuzione, anche qui, qualche etichetta, che crede di spiegare. Osservo questa pulsione della mente, la consolo, le faccio sentire che mi prendo cura della sua impotenza, tristezza, umana limitatezza, la prendo in braccio. Se mi piacciono le persone tolleranti, comincio da me: a essere quel che mi auguro di incontrare.
    Buona Pasqua per sempre!

Libri

  • Senza Offesa fai schifo di Ludovica Scarpa

    Senza Offesa fai schifo

    "Criticare" diceva il filosofo Michel Foucault "è una delle cose più facili che gli esseri umani sanno fare". La nostra società, a cominciare dalle piccole cose quotidiane, in famiglia come sul lavoro, è segnata dalla diffidenza, dall'ansia, dalla frustrazione.

    Altre informazioni: pubblicato da Ponte alle Grazie, 2011; ISBN 1; 1 pagine

  • In principio era la gioia. Original Blessing di Matthew Fox

    con una introduzione di Vito Mancuso, Collana Campo dei Fiori. prezzo di copertina 19,50

    Altre informazioni: pubblicato da Fazi editore, 2011; ISBN 1; 423 pagine

  • Il tunnel dell'io. Scienza della mente e mito del soggetto di Metzinger Thomas

    un consiglio

    Altre informazioni: pubblicato da Cortina Raffaello , 2010, ill., brossura, Cortina Raffaello ; ISBN 1; 306 pagine