Ludovica Scarpa.it

Ludovica Scarpa: chi è?

"Ognuno di noi può smettere di creare un mondo in cui non vuole più vivere, a partire da se stesso e da ciò che lo circonda".
Ok, la frase è una provocazione: non è sempre proprio così. Ma le idee hanno tanto più valore quanto più sono DIVERSE da come le cose già stanno, per illuminare la direzione in cui ci muoviamo per cambiarle - altrimenti a che cosa ci servirebbero?

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  • Quesiti e dubbi dei lettori

    Pubblicato il giorno 11 agosto 2010 alle 17:38


    Alcuni lettori mi scrivono quesiti interessanti, e questi di seguito li riporto, con le mie risposte, dato che credo che siano utili a tutti:

    1. Sono stato molto aiutato dalla distinzione di Watzlawick tra realtà di primo e di secondo ordine. Proprio nella mia vita, oltre che nel mio lavoro. Il lungo percorso che fai tu, poi, è stupendo. Al tempo stesso mi domando: tutto questo percorso riposa sulla premessa implicita che i due mondi siano sempre facilmente distinguibili. Tu sei sicura che lo siano? Non so dirti perché, ma io continuo a litigare con questa certezza...
    2. Mettiamo che io mi dimostri aggressivo con te. Se ho capito, tu pensi: preferisco non essere trattata in questo modo e posso anche chiudere la mia relazione qui. Il contratto può non farsi. Krishnananda dice: è quel che il bambino emozionale dentro di te ti fa vedere, ma se rompi la tua identificazione con lui, la tua visione cambia. In altre parole dice sempre: guarda il tuo modo di guardare in modo da non coincidere con esso. Ok. Se però io mi dimostro aggressivo non solo con te ma con tutti quanti, quello era sempre il tuo modo di guardare ? Cioè, la premessa: è il mio sguardo che crea il mio mondo non rischia di negare alcune possibili evidenze ? per esempio il fatto che io sia aggressivo con tutti quanti e non solo con te.
    3. Quando eravamo a Torino hai detto che hai notato che gli uomini vengono da te per ragioni più professionali, le donne per ragioni di cambiamento interiore. E che non giudicavi questa cosa, la notavi e basta. Però mi chiedo. Hai per caso notato se i biondi vogliono cambiare come persone più dei bruni ? O se i bruni sono più interessati alla professione ? Cioè: anche quel che notiamo senza giudicarlo, non è già giudicato per il fatto che ci facciamo caso ?

    Il primo quesito: in effetti se tu credi, ad esempio, che una certa cosa sia "oggettivamente" molto importante, bene, nel tuo mondo è cosí, e tenderai a ritenerla una realtá di primo ordine: lo senti cosí fortemente - tuttavia, al primo conflitto con una persona che non lo vede cosí ti renderai conto che non per tutti le cose stanno cosí. Come aiuto puoi chiederti: una persona che venga da un paese molto diverso, o da Marte, darebbe esattamente questa interpretazione e questo significato? Tutti i significati sono aggiunti da esseri umani, non ci sono in natura come le mele, per cui sono inventati da noi: realtá di secondo ordine, nostra. Una produzione della nostra mente.

    Secondo: mettiamo che tu ti comporti in modo che io definisco aggressivo; e che lo fai spesso, e che in tanti ti definiscano cosí; non per questo è una realtá di primo ordine, infatti: come misurare questa "aggressivitá"? In chili o in metri? E' pieno di gente che si ritiene decisa e assertiva, e ne è fiera, e gli altri li ritengono aggressivi: le terminologie sono cosí "rigide", e infatti ci servono per darci un orientamento in una realtá piuttosto difficile da "fissare" in modo esatto - e che pare diversa a occhi diversi. Certo se tutti dicono che sei aggressivo e ne soffrono sappiamo che questi tutti condividono le medesime aspettative verso di te e le sentono tradite: che tu sia piú gentile, mettiamo. Ma le caratteristiche per comprendere le situazioni e le persone non si decidono a maggioranza! Guarda il tuo modo di guardare: ti puó aiutare il mio schema di "sguardo etnografico". Quali sono le assunzioni implicite dietro ai tuoi giudizi? Non si tratta di disfarsene, ma di vederle bene, e di sceglierle consapevolmente, se le manteniamo.

    Terzo: a Torino ho riportato quel che ho notato, non ricordo affatto se bruni o biondi avessero certi interessi o altri. Non giudico quel che noto, o almeno di solito cerco di non giudicarlo. Non vi è nulla di male nel volersi preparare meglio nella professione o nella vita privata, sono gusti qualsiasi: come amare il pistacchio o no. Anche se desideri spesso un gelato al pistacchio lo noto. Certo, che io ci abbia fatto caso significa che tendo a usare certi concetti: "vita privata" e "di lavoro", in sé anche loro opinabili, ma cerchiamo di aiutarci con le parole e i concetti che abbiamo, per condividere esperienze - ci vuole pazienza e benevolenza per capirci lo stesso, pur sapendo che le cose restano un poco vaghe.

    Un saluto caro a tutti,

    Ludovica
  • Per una cultura del dialogo e della conciliazione

    Pubblicato il giorno 15 luglio 2010 alle 14:15

    A partire dal marzo 2011, fra meno di sei mesi, in Italia sará obbligatorio il tentativo di conciliazione, prima di poter procedere per vie legali: numerosi avvocati si stanno quindi preparando a svolgere un nuovo ruolo, quello del mediatore, in vari corsi organizzati dalle Camere di Commercio.
    Ne abbiamo giá parlato, ed in sé è un buon segno del passaggio ad una cultura del dialogo - certo si tratta anche di abbassare i notevoli costi, che paga tutta la societá, delle procedure della giustizia. Ma per una volta la funzionalitá economica e quella culturale non sono in contrapposizione.

    Questa preparazione implica una sensibilitá per le ragioni degli altri, un'empatia, nel senso di saper sentire come si sentono i diversi implicati dai loro vari punti di vista, che non si insegna in alcuna scuola: l'ascolto attivo non si ottiene semplicemente sulla base di un appello.

    Per far fronte a questa nuova domanda, ho svolto un seminario alla Camera di Commercio di Venezia, ad una ventina di avvocati, sugli strumenti di base che ci possono essere utili per mantenere la calma e l'equanimitá di fronte ai conflitti che saremmo chiamati a mediare. E' stata una bella esperienza, e ad essa seguiranno momenti di supervisione, in cui chi vorrá partecipare saprá di avere un luogo protetto dove poter parlare apertamente del disagio, delle difficoltá, delle sensazioni che in un simile ruolo non possono mancare. Il lavoro di mediazione è infatti simile a quello del counseling o del coach: siamo catalizzatori di processi di soluzione che avvengono nelle persone di chi si rivolge a noi, e che queste persone riescono a produrre grazie al nostro modo di porci calmo, accettante, di vero ascolto. La fiducia nelle capacitá degli altri è alla base di questo lavoro: le persone "sentono" se noi crediamo che ce la possano fare, a trovare una conciliazione vera, o meno. Da un punto di vista costruttivo-sistemico si tratta di una predizione autovalidante, come direbbe Watzlawick, di una profezia che si autorealizza: le persone costruiscono la loro realtá, ma lo fanno elaborando continuamente input costruttivi o meno.
    Essere consapevoli di che cosa diamo ad intendere, a vari livelli, quando parliamo con gli altri, puó esserci quindi di grande aiuto.

    Resto quindi a disposizione per progettare e svolgere simili seminari per futuri mediatori in altre Camere di Commercio o in altre istituzioni interessate.
    Niente di meno: si tratta di diventare moltiplicatori sociali di una cultura del dialogo, del passare da una cultura dell'ideologia, che tipicamente disprezza chi vede le cose in altro modo, ad una terapeutica, che convalida e accetta vari punti di vista, e si preoccupa della convivenza civile e pacifica, della conciliazione.
    C'è davvero tanto da fare!
    Buon lavoro!
  • Un'apriscatole per la mente

    Pubblicato il giorno 6 giugno 2010 alle 18:16

    Ieri ho fatto gli esami ai miei studenti (Iuav) di Antropologia e di Teorie e tecniche di comunicazione e trattativa: è stata una piacevole sorpresa vedere quanti di loro applicano nelle loro vite personali quel che hanno appreso nei nostri seminari.
    Un ragazzo mi ha detto che il corso per lui è stato "un'apriscatole per la mente: ho sentito che anche gli altri vogliono star bene come me!" Un altro ha detto che gli piace sentire di avere un senso di poter strutturare e quindi una forma di responsabilitá sui suoi stati mentali.
    Una di loro, Francesca (GRAZIE!) mi ha portato questa citazione:
    "non temo niente
    non spero niente
    sono libero"
    di Nikos Kazantzakis - non è facile da comprendere, forse: ma anche la speranza, come il timore, implica lo svalutare il momento presente con i suoi doni, compreso quello  di essere in vita, e in relativa salute, se riusciamo a pensarci e a leggere qui! Perché non focalizzarci sulla possibilitá del sentirci grati per questo esserci e basta?

    Un caro augurio a tutti!
  • La scuola estiva di San Giovanni in Galilea

    Pubblicato il giorno 22 maggio 2010 alle 7:52

    Segnalo a tutti la scuola estiva di San Giovanni in Galilea, non lontano da Rimini: www.scuoladicittadinanzainterculturale.it
    Alcuni corsi sono finanziati da Volontarimini, per offrire formazioni gratis ai volontari. Per partecipare basta essere iscritti ad una associazione di volontariato, ma è ammesso anche un certo numero di persone non iscritte. Buon lavoro a tutti
  • Lo Student Peace Büro

    Pubblicato il giorno 22 maggio 2010 alle 7:51

    Lo Student Peace Büro costruisce giorno per giorno la pagina che consiglio: http://npt-tv.net/
    Un gruppo di loro lavora giorno e notte al Palazzo dell'ONU a New York, e segue in diretta i lavori sulla non-proliferazione nucleare.
    E' molto pericoloso che gli esseri umani, che hanno le tecnologie di oggi, usino ancora il cervello "rettile", che va in automatico, per relazionarsi, come ai tempi delle caverne e delle clave.
    Per fortuna, una nuova voglia di consapevolezza si fa strada!
    Buon allenamento e buon lavoro a tutti!

Libri

  • La Capra Canta di Ludovica Scarpa

    La Capra Canta

    Nelle librerie l’antropologia pratica per allenarci a prendere in mano la nostra vita.

    Altre informazioni: pubblicato da Ponte alle Grazie, 2009; ISBN 1; . pagine

  • Micro-Etica portatile per gente carina di Ludovica Scarpa

    Micro-Etica portatile per gente carina

    Possiamo costruire un'etica elementare basata sul rispetto dei bisogni delle persone, che possiamo sentire, grazie all'empatia elementare, a partire dalla nostra esperienza soggettiva.

    Altre informazioni: pubblicato da Arca Grosseto, 2008; ISBN 978-88-96030-004; 56 pagine

  • Registi di se stessi di Ludovica Scarpa

    Registi di se stessi

    IL “MANUALE” DELLA SCUOLA DI COMPETENZA SOCIALE Idee per manager, insegnanti, genitori

    Altre informazioni: pubblicato da Bruno Mondadori, 2008; ISBN 9788861591400; 184 pagine